Quando si parla di Cina, vengono spesso in mente la Grande Muraglia di Pechino, l’Esercito di Terracotta di Xi’an o i grattacieli di Shanghai. Eppure, nel sud-est del Paese esiste una città discreta che ha profondamente influenzato la storia dell’arte mondiale: Jingdezhen.
Il suo nome è legato in modo sorprendente alla parola inglese china.
In inglese, infatti, “China” indica sia la Cina come nazione, sia la porcellana di alta qualità. Sebbene i manufatti ceramici siano generalmente chiamati porcelain, espressioni come fine china o bone china sono riservate agli oggetti più raffinati.
Questa coincidenza linguistica non è casuale.Perché è proprio qui che nasce la capitale della porcellana cinese.
Dove nasce la porcellana cinese?
Situata nel nord-est della provincia dello Jiangxi, Jingdezhen vanta oltre duemila anni di storia ceramica. Il momento decisivo arrivò nel 1004 d.C., durante il primo anno dell’era Jingde della dinastia Song del Nord.
In quell’anno, l’imperatore Zhenzong ordinò che la porcellana imperiale fosse prodotta qui. Il nome della città deriva proprio dall’era “Jingde”: così nacque Jingdezhen.
Da allora, la porcellana entrò stabilmente nella corte imperiale. L’argilla di caolino, bianca e purissima, veniva modellata al tornio, rifinita a mano, decorata, smaltata e infine cotta ad altissime temperature. Un solo errore poteva rendere vano l’intero processo; solo i pezzi perfetti sopravvivevano, alcuni diventando vere e proprie porcellane di tributo.
I manufatti finiti non servivano soltanto alla corte imperiale, ma attraversavano anche gli oceani lungo la Via della Seta Marittima.
La porcellana cinese giunse in Europa nel XIV secolo, dove fu considerata un bene di straordinario valore e lusso. Nei secoli XV e XVI, le porcellane presenti in Europa erano spesso addornite con decorazioni in argento dorato, a sottolinearne la preziosità. All’inizio del XVI secolo — dopo che il Portogallo aveva aperto le rotte commerciali verso l’Estremo Oriente e avviato scambi con l’Asia — i ceramisti cinesi iniziarono a produrre manufatti destinati specificamente all’esportazione verso l’Occidente.
Un primo esempio di porcellana destinata all’esportazione è una brocca decorata con lo stemma reale portoghese, raffigurato però al contrario — segno di quanto questi nuovi simboli fossero ancora poco conosciuti in Cina.
Ancora oggi, nei musei, possiamo ammirare porcellane blu e bianche provenienti da Jingdezhen, opere che hanno profondamente influenzato l’estetica e lo sviluppo tecnico della ceramica europea.
La porcellana, tuttavia, rappresentava solo una piccola parte del commercio. Le navi trasportavano carichi di tè, seta, dipinti, oggetti in lacca, manufatti in metallo e avorio. La porcellana veniva solitamente collocata nella stiva più bassa, sia per fungere da zavorra sia perché impermeabile, in netto contrasto con il tè, molto più prezioso, conservato nei ponti superiori.
La porcellana blu e bianca che occupava una parte così rilevante del commercio di esportazione è nota come porcellana Kraak. Il termine deriva dall’olandese, che indicava le navi mercantili portoghesi chiamate carracche (caracca). La porcellana Kraak si distingue per le ampie falde decorate con motivi suddivisi in scomparti, che incorniciano al centro un paesaggio stilizzato.
In un certo senso, è proprio da qui che ha avuto origine l’immaginario del mondo su “China”.
Cosa vedere a Jingdezhen?
1. Sito delle Fornaci Imperiali
Un tempo riservato esclusivamente alla produzione di porcellane per la famiglia imperiale, questo sito conserva resti di antiche fornaci, strati di frammenti e pezzi scartati per imperfezioni minime — testimonianza silenziosa di una ricerca ossessiva della perfezione.
2. Museo della Ceramica Cinese
Il punto di partenza ideale per comprendere l’evoluzione della porcellana cinese.
Dall’eleganza sobria della dinastia Song, alla ricchezza decorativa delle dinastie Yuan, Ming e Qing, fino alle opere sperimentali contemporanee, il percorso affascina anche chi non ha una formazione artistica.
3. Distretto Creativo di Taoxichuan
Ricavato da ex fabbriche dove avveniva la lavorazione della ceramica, il distretto artistico di Taoxichuan ha dato nuova energia alle tradizioni antiche. Giovani artisti cinesi e ceramisti provenienti da tutto il mondo si trasferiscono qui per studiare, lavorare e creare la propria arte.
Laboratori sparsi tra la città e le vallate circostanti convivono con caffè, gallerie e botteghe. Di giorno si lavora l’argilla; di sera ci si incontra per parlare dei vari progetti artistici in lavorazione. I pezzi imperfetti vengono abbandonati negli angoli dei vari laboratori, accumulandosi in montagne di scarti, mentre le idee continuano a crescere.
Anche i visitatori possono partecipare a esperienze pratiche: dal tornio alla rifinitura, fino alla smaltatura, ogni fase è guidata da artigiani locali. L’oggetto finale diventa un souvenir unico e personale del viaggio in Cina.
Consigli di viaggio
Periodo migliore: primavera e autunno, clima mite
Durata consigliata: 2 giorni
Ideale per: amanti dell’arte, fotografi e viaggiatori interessati alla cultura
Se desideri scoprire una Cina più silenziosa, se sei curioso di arte, storia e tradizioni artigianali, Jingdezhen sarà un viaggio discreto ma destinato a restare nella memoria.
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